5 Aprile, Domenica delle Palme
Gesù si reca a Gerusalemme e viene accolto da una folla esultante intorno alle mura e alla porta della città che si trovava lì per le festività pasquali. Gesù entra nella città santa salutato da canti e da inni che sono ripresi oggi da tutti noi durante la messa quando recitiamo il “Santo” dicendo: “Osanna nell'alto dei cieli, Benedetto colui che viene nel nome del Signore” e sventolando in segno di onore, palme e ulivi. Questo episodio segna l'ascesa al monte Calvario, la stessa gente che inneggia a lui, il venerdì santo lo condannerà a morte, insultandolo sulla croce. L'entrata trionfale che vive Gesù in questo giorno è solo un'anticipazione di quello che verosimilmente vivrà con la morte in croce, qui anticipata dalla presenza delle palme, tradizionale attributo del martirio.
La morte in croce, tra gli insulti e gli sputi, sarà nella resurrezione riscattata, dando a noi la speranza nella vita Eterna; si tramuta in gioia perchè con la croce Gesù ha redento il mondo intero.
Descrizione:
La scena si svolge in prossimità delle mura e della porta di Gerusalemme dalla quale escono degli uomini che inneggiano a lui, sventolando delle palme. Su di un asino, Gesù si avvicina alla città accompagnato da alcuni apostoli, tra cui Pietro che si era adoperato per il noleggio dell'animale.
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Le parole del Vangelo di oggi ci rivelano attraverso la figura del chicco di grano, quale sia il destino dell'uomo. Gesù, qui rappresentato nella figura del seminatore semina il grano che siamo noi cresce forte e rigoglioso grazie all'ascolto della Parola di Dio. L'immagine resa da Gesù è molto semplice proprio per il suo semplice paragone con la vita dei campi.
A questo episodio si lega un'altra parabola con una medesima ambientazione: quella detta del seminatore di Zizzania in cui il buon seminatore compie diligentemente il suo lavoro , mentre il suo compagno, impersonificazione del demonio, già riverso a terra per la stanchezza.
Descrizione:
Anche in questo caso la scena è divisa in due e richiama le due diverse parabole sopra accennate: alla sinistra notiamo il buon seminatore intento nel suo lavoro, mentre dai campi spuntano le prime spighe di grano (simbolo questo dei figli di Dio). Dalla parte opposta, all'ombra di un albero, il seminatore stanco, reso con le sembianze del Diavolo, che riposa a terra lasciando incolto il suo terreno nel quale nascerà zizzania (simbolo dei figli del Maligno). Il buon seminatore, Gesù Cristo, si prende cura del suo raccolto, estirpando erbacce che minacciano le piante e poi si appresterà a raccoglierlo per porlo nel granaio. La zizzania che nasce nel campo del Demonio sarà invece separata del grano e verrà poi bruciata.
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La scena creata dai nostri bambini si ispira alle parole del Vangelo di oggi in cui si legge : “la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno preferito le tenebre alla luce”. È un passo questo che inquadra la nostra vita che si avvicina alle tenebre del peccato le quali si rischiarono solo nella luce di Cristo Risorto il giorno di Pasqua. Attorno a Gesù vi sono i bambini, in un girotondo, a richiamare un altro passo biblico in cui Cristo dice lasciate che i più piccoli vengano a me; loro, nella loro semplicità di fanciulli, sono l'esempio da seguire perchè anche noi, facendoci piccoli come i bambini possiamo giungere a Dio.
Descrizione:
La scena è divisa in due parti: a destra in una grotta dipinta di nero, a simboleggiare le tenebre, vi è il demonio presso cui vi è un serpente che richiama quello del giardino dell'Eden che ingannò Eva ed Adamo; esso vuol essere un richiamo alla natura dell'uomo come peccatore. Ma a ciò c'è rimedio percorrendo quella piccola strada che porta sopra una collina dove vi è Gesù a braccia aperte per accogliere tutta l'umanità e redimerla con il suo sacrificio sulla croce ( la posizione con le braccia aperte richiama proprio la crocifissione, atto con il quale Cristo carica su di se tutti i peccati del mondo). I bambini attorno a Gesù sono emblema della “luce del mattino”.
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Questa scena è da mettersi in relazione alla grande affluenza di pellegrini a Gerusalemme all'approssimarsi della Pasqua ebraica. Nel portico del Tempio si era installato un fiorente mercato, attivo in quei giorni di festa. Come ci narra il Vangelo di Giovanni, Gesù trovò in questo luogo gente che vendeva buoi, colombe, pecore da offrire in sacrificio e alcuni banchi di cambiavalute. Cristo disgustato dalla profanazione del luogo sacro, lega assieme alcune cordicelle, facendone una frusta, e rovescia a terra i banchi dei cambiavalute ed esclama contro i venditori degli animali: “Portate via di qui queste cose e non fate della casa del Padre mio un mercato”. Una scena rara in cui Gesù mostra la sua rabbia contro i profanatori affinché si conservi la sacralità del luogo. È un invito rivolto anche a noi per santificare la Casa del Padre, rispettare la Chiesa come fosse la nostra casa, la dimora dei fedeli assetati dell'Amore di Cristo.
Descrizione della scena:
In prossimità di un tempio reso attraverso due colonne architravate, si vedono due banchi: in uno vi si vende colombe, che, assieme ai buoi e alle pecore sullo sfondo a destra venivano usate come sacrificio, e uno dove vi è un cambiavalute con i denari da cambiare ai fedeli che giungevano al tempio. Gesù, come narra il Vangelo di oggi, fece una frusta con delle cordicelle e rovescia i banchi dei venditori, che appaiono agitati dalla presenza del Cristo e impauriti dalle sue parole. Sullo sfondo del Tempio, a dare una maggiore idea del Mercato, tessuti e ancora animali, ad evidenziare come il luogo sacro venisse trattato come un vero e proprio mercato che si nota nelle nostre città, con folle che urlavano, agitazione, imbrogli dei venditori; tutto ciò compiuto senza rispetto della casa del Padre.
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